Hartmann ensemble

biography/biografia


biography/biografia

The "Hartmann ensemble" was born in the summer of 2015, with Daniele A. on percussion and Carlo Roselli on picks, to study XIII and XIV repertoire of Southern Europe. Orsola Leone on vocals and Renata on dilruba (?) join the group in a short time.
In 2016 the concert show "Musiche e diari di viaggi dell'età di Mezzo" was created and toured in historical locations, churches and cultural events for more than 2 years.
They record a live video in the XXV Studio of this first concert show. In 2018 the group started its own repertoire constituent project which became the "Trotula" album.
In the same year, they produced the "Polorum regina" video, that gained the first place in the world top 40 of the platform dedicated to the world music Ethnocloud.
In 2019 the group grows with Alberto Ferraro on vocals and narrations and Gabriele Pagliano on double bass and viella. Gabriele Loria, artistic director and producer of Rupa Rupa Records takes part in the project as co-producer and live sound engineer.
On July 2019, the Hartmann writes, commissioned by the Créarc-Grenoble, the concert "RIVOTU, canti italiani di vita e di morte" taking it at the opening cerimony of the 31st edition of the Rencontres du Jeune Théâtre European Festival at the Grenoble City Hall and then at the Merovingia crypt of the archaeological museum Grenoble Saint-Laurent.
On September 2019, the Hartmann writes and performed the music and the sound to "Le tre corone", a Commedia dell’Arte play produced by the international company Justmo' in Rome.
On October 2019, during the Femminile Palestinese Festival, the ensemble accompanied the poetess Jumana Mustafa in her reading and introduction of her collection (the only one translated in Italy) "Inciampo, non appena cammino lentamente", ed. Dante Descartes.
The Hartmann ensemble as a partner of the theatre and dance company "Teatrisospesi", composed and performed live music for the show project "Orlando – il castello delle illusioni", which debuted December 7th 2019 at the "Piccolo Teatro del Giullare" in Salerno.
They took part in the second edition of the "Be in the move" Festival, Maddalena Island in Sardinia.
The Hartmann ensemble is a finalist at the Under 35 contest "generazioni" at the Ethnos festival in 2020.
In the same year, "Trotula" is released.


Hartmann enseble si forma nell’estate del ’15 con Daniele Apicella alle percussioni e Carlo Roselli ai plettri con l’obiettivo di studiare un repertorio del XIII° e XIV° sec. dell’Europa meridionale. Si uniscono in breve tempo Orsola Leone alla voce e Renata Frana alla dilruba.
Nel 2016 nasce il concerto/spettacolo “Musiche e diari di viaggi dell’Età di Mezzo” che sarà portato in location storiche, chiese ed eventi culturali per più di due anni. Registra un live video presso lo studio XXV del primo concerto/spettacolo.
Nel 2018 inizia il percorso compositivo di un proprio repertorio che diventerà l’album “Trotula” e nel 2018 l’ensemble produce il video “Polorum regina”, al primo posto nella top 40 mondiale della piattaforma dedicata alla world music Ethnocloud.
Nel 2019 la formazione si allarga con Alberto Ferraro alla voce e narrazioni e Gabriele Pagliano, contrabbasso e viola da gamba. Gabriele Loria, direttore artistico e producer della Rupa Rupa records è parte del progetto come coproduttore e live sound engineer.
Luglio 2019 Hartmann scrive, su commissione del Créarc - Rencontres du Jeune Théâtre Européen, il concerto spettacolo “RIVOTU, canti italiani di vita e di morte” portandolo alla cerimonia di apertura della trentunesima edizione del Festival presso il palazzo di città di Grenoble e, in seguito, presso la Cripta Merovingia del Museo Archeologico Grenoble Saint-Laurent.
Settembre 2019, sonorizza lo spettacolo di Commedia dell’Arte “Le tre corone” della compagnia internazionale Justmo’, Roma.
Ottobre 2019, per il Festival Femminile Palestinese, accompagna la poetessa Jumana Mustafa nel reading e presentazione della sua raccolta (unica tradotta in Italia) “Inciampo, non appena cammino lentamente”, ed. Dante Descartes.
Partner della compagnia di teatrodanza teatrisospesi, compone ed esegue dal vivo le musiche per lo spettacolo/progetto multidisciplinare “ORLANDO”, debuttato il 7 dicembre 2019 presso il Piccolo Teatro del Giullare di Salerno.
Partecipa alla edizione del 2020 del Be in the movew festival, Isola della Maddalena, Sardegna
Finalisti per il contest under35 “Generazioni” all’Ethnos Festival 2020
2020: esce “Trotula”.

l'ensemble


Orsola Leone

voce

Renata Frana

dilruba

Daniele Apicella

percussioni

Gabriele Pagliano

contrabbasso, viella

Carlo Roselli

oud, robab

Alberto Ferraro

voce

Gabriele Loria

producer

"TROTULA" un album in crowfunding


"TROTULA" un album in crowfunding
intervista integrale a cura di Luca Visconti per il Mattino.
 17 APRILE 2019


Facciamo un pò di storia della band…
Hartmann nasce 3 anni fa dall'incontro casuale sul palco tra me, Carlo Roselli, e Daniele Apicella. È nata subito una ottima intesa e abbiamo deciso di continuare, non avendo ben chiaro cosa ne sarebbe uscito fuori… del resto se l'avessimo saputo avremmo perso lo sfizio, no? Si è aggiunta Orsola Leone alla voce e dopo un annetto circa Renata Frana alla dilruba. Abbiamo sviluppato un repertorio medievale che ci è stato utilissimo nel cercare un nostro suono e un approccio personale alla composizione. E' nato così “musiche e diari di viaggio dall'Età di Mezzo”, il nostro primo concerto/spettacolo che abbiamo portato un po' ovunque in Campania. Ora viviamo un intenso momento di trasformazione che, in fondo, sta rinforzando il gruppo e si è aggiunta la bella voce di Alberto Ferraro, carissimo amico e teatrante straordinario. Con la sua voce i nuovi brani hanno preso una dimensione inaspettata e profonda. Meravigliarsi è bellissimo!

Adesso c'è "Trotula", un lavoro che, già nel titolo, si ispira alla tradizione del territorio?
Sicuramente, ma in ottica non “localistica”. Per cominciare il titolo è un omaggio ad un maestro fondamentale per la nostra crescita artistica ed umana: Antonio Petti, disegnatore e autore centrale e punto di riferimento per molti giovani artisti a Salerno ma non solo. “Trotula” è un suo testo ispirato alla grande medichessa salernitana che stiamo per mettere in scena (un'anteprima l'abbiamo data qualche settimana fa). Poi si, è un titolo che ci tiene ancora un po' vicini a quel medio evo che ci ha cullato per i primi tre anni del nostro percorso ma sopratutto è simbolo di una cultura aperta e illuminata nella quale fiorì la Scuola Medica Salernitana. Salernum era il luogo in cui persone da tutto il mondo venivano per studiare e per curarsi, ancora oggi un luogo dove la diversità può essere fonte di conoscenza e ricchezza; in più Trotula è donna, protagonista di grandi cambiamenti, e tutto questo ci è di grande ispirazione, quasi una indicazione da dover perseguire non solo nel nostro lavoro.

Parliamo delle influenze musicali e liriche…
Sono molto varie… amiamo molto la musica di Ross Daly, Kelly Thoma e di molti artisti e (alcuni nostri) Maestri che gravitano intorno alla galassia che è il Labyrinth Music workshop di Creta (da due anni anche in Italia). Ci piacciono i Fugazi, i Madball, Bradipos Four, Amjad Alì Khan, Miles Davis, Berio, Pergolesi… in un qualche modo credo che tutto riesca a passare. Nei testi dell'album vi si riflettono di sicuro i nostri riferimenti teatrali. “La tenta”, ad esempio, è direttamente preso dal Pentamerone di G.B. Basile, altre sono filastrocche della nostra tradizione oppure in italiano da frammenti di miei spettacoli teatrali, che parlano di navigazione, follia, ipocrisia, fortuna, amore… la lingua usata è comunque sempre legata alla necessità poetica e narrativa, il che restituisce una certa organicità al calderone sobbolente delle nostre influenze.
Perché la scelta di musicraiser?
Ci è sembrata la piattaforma più giusta per avvicinarci, da musicisti, al mondo del crowfunding. Ci piace l'idea della collaborazione tra pubblico e artisti: è un buon modo, tra molti altri, di lasciar decidere al pubblico se e quanto un progetto possa valere, può innescare discussioni critiche sulla tua musica e sul lavoro che fai per renderla fruibile e questo non può fare altro che renderci più consapevoli. In fondo raccogliere contributi economici non è un lavoro direttamente connesso allo studio della musica, al suonare “in sé” e affrontare questa cosa insieme ai fan e agli amici, con una piattaforma come musicraiser non può fare altro che farci crescere.

Sabato si celebrerà il record store day, che ne pensi di questo ritorno del vintage?
Non credo sia un ritorno del vintage… magari va bene dire così da noi, in Italia, per promuovere meglio il vinile, il “vintage” tira, no? In altri paesi il vinile non è mai tramontato. Si sono semplicemente aggiunti altri modi di fruizione della musica, a ognuno il suo. In effetti per ascoltare un album non è neanche più necessario un supporto. Noi abbiamo scelto di produrre un vinile perché ci piace la forma, il peso, la dimensione dell'ascolto in un buon impianto analogico valvolare, il fatto che possa entrare preciso preciso dentro un contenitore della pizza, come ci ha mostrato il nostro amico e producer Gabriele Loria, è un discreto vassoio, è un buon freesbee… fatelo col CD se vi riesce! Abbiamo pensato anche al download, ma solo per chi sosterrà il progetto! In ogni caso, ascoltare la musica dal vivo resta sempre e comunque il modo migliore.

Quali sono le tue altre passioni e quelle del resto della band?
Sono nel teatro da una ventina d'anni, prima come attore/musicista ora per lo più mi occupo di formazione, regia e scrittura con la compagnia che ho fondato insieme a mia moglie. Renata, oltre a suonare uno strumento raro anche in India, è laureata in fisica ed è un'artista visiva straordinaria infatti è l'autrice della copertina (che stamperà a mano lei stessa, una copia alla volta!). Orsola invece è dedita allo studio del canto, è diplomata in conservatorio e vive in Austria... credo che ora sia alle prese col tedesco. Daniele è l'altro musicista “puro” della banda, anche lui diplomato al conservatorio, ha moltissimi progetti, tutti diversi, che porta avanti con serietà e passione. Alberto è un abile mascheraio ed è un formatore teatrale con una grandissima esperienza, abilissimo attore di commedia dell'arte e tante altre cose… insomma non ci si annoia.

Spesso di parla si salerno come città difficile per suonare dal vivo, che ne pensi?
Si, è difficile e no, non lo è. Dipende da molte cose, ma la prima che penso è che a Salerno non ci sono molte possibilità. Di sicuro non ci sono le possibilità di una decina d'anni fa, forse di più. Per i locali è complicato: per ragioni di spazi, spese… ma non ci sono solo i locali (che spesso cercano juke-box e Pr, non musicisti) e bisogna anche crearsele le occasioni. Noi, un po' in bilico tra musica e teatro, e con un repertorio “inusuale”, siamo riusciti a suonare in teatri, chiese antiche, club, case, in qualche locale con i giusti ambienti e un’attitudine al fare arte condivisa… abbiamo però dato anche concerti benefit (per una famiglia di rifugiati siriani, per la casa delle donne autogestita…) in posti ancora meno “canonici”... forse il posto più bello, fu una chiesa sconsacrata persa nell'agro nocerino, tra galline, contadini appena tornati dalla terra, bambini e un presepe. Nessuno aveva mai visto strumenti come i nostri e ascoltato quel tipo di musica. C'era un ascolto straordinario ed è stata una bella esperienza. Bisogna rischiare un po'...

recensioni


  • Hartmann, la fusione di musica e teatro sulle tracce di Trotula 
Paese Sud 19 MAGGIO 2019
Di Stefano Ferrara -Maggio 16, 2019 

Navigando le scene musicali, anche le meno vivaci, capita di imbattersi nell’improvvisa apparizione di esperienze che restituiscono la curiosità svanita nell’oblio da cover. Gli Hartmann, formazione nata nel 2016 dall’intuizione dei musicisti salernitani Carlo Roselli e Daniele Apicella, riflettono perfettamente questa premessa. Il loro primo concerto-spettacolo, “Musiche e diari di viaggio dall’Età di Mezzo”, non tradisce lo stretto legame con la musica medievale, i cui confini, però, nel corso del tempo non hanno retto all'urgenza dei protagonisti di estendere il proprio spazio creativo a diversi altri influssi provenienti, ad esempio, dalle tradizioni musicali extraeuropee. Il gruppo ha una sua consistenza fin dalle biografie.

Carlo Roselli (strumenti a corde) è una figura rappresentativa perché il suo bagaglio artistico coniuga musica e teatro, perfettamente in linea con la natura del progetto. Daniele Apicella (tamburi a cornice) è un musicista puro e talentuoso, un professionista, uno dei portanti del progetto. Poi Renata Frana (dilruba), artista poliedrica, dedita alla musica così come alle arti visive. E infine l’apporto decisivo delle voci: Orsola Leone, contributo della prima ora, da poco trasferitasi in Austria, e Alberto Ferraro, attore, commediografo, abile mascheraio. Profili che confluiscono in un unico flusso creativo e sperimentale, in un modo di concepire l’ensemble come un laboratorio aperto. E la resa non tarda a promuovere l’intento.

La loro musica, fin dal principio, in un misto d’interdizione e turbamento, blandisce l’ascoltatore, invita all'abbandono in un’escalation di premesse. L’atmosfera muta, raccoglie sonorità fresche d’espansione in un motivo innanzitutto arcaico: quei suoni, prodotto di un insieme di affascinanti e insoliti strumenti, trasudano il vincolo con la terra d’origine, sono appartenute ai nostri avi in epoche in grado di sedurre ancora oggi il nostro intimo. Alcuni brani sono un richiamo concentrico, una lirica disperante in cui i suoni e la voce si contendono il proscenio assegnandosi un’appassionata alternanza e snodandosi, nell'imprimere la propria forza agli echi, lungo un sentiero costellato di sospensioni e d’improvvise progressioni strumentali, che si avvicendano a cullanti arpeggi in cui affiora tutta la tecnica dei musicisti.

La dilruba, strumento ad arco originario dell’India, magistralmente suonato, inaugura una vibrante gestazione di musiche pregna di solennità, preceduta spesso da un avvio di tamburo, la vera premonizione ritmata, l’annuncio della svolta melodica. È una musica spesso muta, in cui la voce, viva di tormento, evoca il messaggio. Nonostante la facilità con cui si risale alla matrice del percorso, è tuttavia riduttivo circoscrivere il loro stile ai canoni della musica medievale. Gli Hartmann padroneggiano un genere incapace di purezza, meravigliosamente fecondato da innumerevoli influenze: attinge dalla classica al jazz, dal punk alla tradizione campana. E poi dall’hindustani, dall’afghana. Il progetto stesso è frutto di una contaminazione artistica. Vi convergono le arti visive, la narrativa, il teatro. I testi non sono mai secondari alla musica, mutuano dalle filastrocche della tradizione locale e dagli spettacoli teatrali. La poetica è dunque sempre funzionale all’organicità. Ne deriva un approccio contemporaneo che scongiura il rischio della mera rievocazione. Ascoltandoli, si accoglie un mistero che trapassa le epoche, che spalanca su un crocevia di culture musicali.

Il loro ultimo lavoro in cantiere, ‘Trotula’, s’ispira alla tradizione della Scuola Medica Salernitana, all’illuminata cultura fonte di conoscenza. Racchiude brani inediti caratterizzati dai testi di Antonio Petti, in cui emerge maestosamente, in un sogno che porta il suo nome, la figura della medichessa salernitana. “Non sono stata una guaritrice né una strega ma medico, medico di tutti. Le idee vivono, per questo il mio nome dura ancora”.
Si tratta del loro primo album, il risultato dell’universo composito della loro creatività, di tre anni di attività, di esperienze maturate nell’intreccio di linguaggi. Hanno così deciso di incidere un vinile (sissignore, non è mai tramontato!), reperibile sulla piattaforma Musicraiser, dove hanno lanciato una campagna di crowdfunding che ha già mobilitato parecchi estimatori. Al vinile, prodotto in un numero limitato di copie pari a trecento (con la copertina xilografata a mano), si accompagnerà il download dell’album in anteprima. Beninteso, nessuno si azzardi a definire ostica una musica che può richiedere un tempo e un’educazione diversa dall’ordinario. Gli Hartmann vantano una capacità di attrarre, di introdurre il pubblico in un labirinto magico di suoni e parole, di assicurare vette di suggestione. Dalle atmosfere all’intensità della fusione di musica e teatro. L’ampio respiro di un genere senza genere. Dell’antico destinato a confondersi nella traccia di una nascente avanguardia.


trotula


trotula
 Trotula is the title of the Hartmann ensemble's debut album, inspired by the best-known story of the female Doctor of the Salerno Medical school.
They base the concert on the music from the album and the soundtracks on the text of Maestro Antonio Petti "Trotula". The album co-produced with the Label Rupa Rupa rec was partially financed with an effective crowdfunding campaign, with contributions from all over Italy and from various European countries: the album, printed on vinyl and in digital format, contains songs with original lyrics often dedicated to the sea, a place of hope, daring journeys and distant loves but also connected to the oral tradition of southern Italy or to seventeenth-century Neapolitan literature and theatre. In concert, music, poetry and narration are continuously intertwined, giving life to an imaginative and seductive universe of sound.


  Trotula è il titolo del debut album dell’ensemble Hartmann, ispirato alla storia della più conosciuta medichessa della Scuola Medica Salernitana. Il concerto è basato sulle musiche dell’album e le sonorizzazioni sul testo del M° Antonio Petti “Trotula”. L’album coprodotto con la Label Rupa Rupa rec, è stato finanziato in parte con una efficace campagna di crowfunding, con contributi da tutta Italia e da diversi paesi Europei: il disco, stampato in vinile e in formato digitale contiene brani con testi originali dedicati spesso al mare, luogo di speranza, viaggi rocamboleschi e amori lontani ma anche connessi alla tradizione orale del sud Italia o alla letteratura e al teatro napoletano secentesco. In concerto, musica, poesia, narrazione si intrecciano continuamente dando vita ad un universo sonoro immaginifico e seducente.


orlando


"Everything escapes in the world, vain and subtle,
Where the most authentic force is lax
And the giants are dwarves who don't know how to love"


Ariosto's Orlando Furioso is the poem of crisis, the collapse of constructs and the tense research for an idol to possess: may it be a horse, an armour, a woman, however something defined that defines us.
The action of the text is opened by a subversion act: a woman put up for grabs,
runs away breaking the balance of an entire society and of those who live there, but the loss of balance can lead to a step forward or break in a collapse.
It is on this game of balance and fate that the scenic action develops. Loss and recovery, crisis and rebirth, literature and experience, past and present are explored and animated by sounds and bodies that give shape, dimension and consistency to space: not the castle of Atlante, but a house in the woods. A thread leads us through this dimension, holding the head of this thread is a woman who won't be able to escape from dealing with the silent but never passive presence of Chance.

The play, curated by the choreographer Serena Bergamasco of the teatrisospesi company, involves us with the creation of
the original music and the soundscape performed live, conceived as an organic part with the choreography, the words and the scene.



"Tutto sfugge nel mondo, vano e sottile,
Dove la forza più autentica è lassa
E i giganti sono nani che non sanno amare"


L’Orlando Furioso di Ariosto è il poema della crisi, del crollo dei costrutti e della ricerca affannata di un idolo da possedere: sia esso un cavallo, un’armatura, una donna, comunque un qualcosa di definito che ci definisca. Ad aprire l’azione del testo è un atto di sovversione: una donna, messa al palio, fugge rompendo gli equilibri di un’intera società e di chi la abita, ma la perdita dell’equilibrio può condurre ad un passo in avanti o a infrangersi in un crollo.
È su questo gioco di equilibrio e di fatalità che si sviluppa l’azione scenica. La perdita e il recupero, la crisi e la rinascita, la letteratura e il vissuto, il passato e il presente sono esplorati e animati da suoni e da corpi che danno forma, dimensione, consistenza allo spazio: non il castello di Atlante, ma una casa nel bosco. Un filo ci conduce attraverso questa dimensione, a reggere il capo di questo filo c’è una donna che non potrà sottrarsi dal fare i conti con la presenza silenziosa, ma mai passiva del Caso.

Lo spettacolo, a cura della coreografa Serena Bergamasco della compagnia teatrisospesi, ci coinvolge con la creazione delle musiche originali e del paesaggio sonoro eseguiti dal vivo, concepiti come parte organica con la coreografia, le parole, la scena.

orlando

RIVOTU


RIVOTU
Canti di terra, di cielo, di vita e di morte

 The earth has been revolting since the dawn of time, what lies beneath sooner or later comes to light and what lives in the daylight, one day or another will be root. We live in a constantly changing world, where nothing, really, is ever destroyed: it's an eternal transformation that those who live in deep contact with nature know well. Everything always comes back in a different guise but never the same, though of the same substance, in the eternal cycle of the most minimal elements that make up life and that are born from the stars and inevitably return to the stars.

In popular oral traditions, this has always been told: it is an ancient and intimate knowledge that comes from the observation of nature. The melodies are simple, to impress them in the collective memory, to let the music go through the times and bodies in the voluptuous cycle of life and death.


 La terra si rivolta dall'alba dei tempi, ciò che sotto riposa prima o poi viene alla luce e ciò che alla luce vive, un giorno o l'altro sarà radice. Abitiamo un mondo in cui tutto muta e nulla, realmente, è mai distrutto, è un opera continua di trasformazione che chi lavora nei campi o vive a profondo contatto con la natura conosce bene: tutto sempre torna sotto diverse spoglie, mai uguale eppure sempre della stessa sostanza, nel ciclo eterno degli elementi più infinitesimali che costituiscono la vita e che dalle stelle nascono e alle stelle, inevitabilmente, torneranno.

Nei canti e nelle tradizioni orali del popolo questo lo si narra da sempre, è una conoscenza antica e profonda che nasce dalla terra e dall'osservazione della natura. Le melodie sono semplici, per imprimerle nella memoria collettiva, per lasciare che la musica attraversi i tempi e i corpi nel ciclo voluttuoso della vita e della morte.
RIVOTU

Musiche e diari di viaggio dall'Età di Mezzo


 Music and travel diaries from the Middle Age is a musical/narrative journey through travel reports and musical pieces from
Southern Europe of the 13th and 14th centuries, in an ideal direction from West to East and beyond, towards imaginary and legendary countries where between fantasy and objective reality there is a bridge made up of moral parables and magical-religious symbolism.
Humanity has as its main vocation the journey: to move to find different conditions of life but also for the very human need to improve, to strive for Utopia, the inextinguishable thirst for knowledge that assails us in the desert of the already known.
Thus we see how hordes of assassins or armies, stormy seas and more or less impassable walls have never been enough for migrants and walkers of all times to stop their journey. The similarities and associations of images between our
complex and often tragic contemporaneity and a Middle Ages on their way, they inevitably arise in an ideal migration through distant times.
The music is woven on silence, which asks for a different time than the daily one to generate that suspension necessary to create a bond with the listener, gently bringing him to immerse himself in an explosive and lifeful kaleidoscope.


 Musiche e diari di viaggio dall’Età di Mezzo è un percorso musicale/narrativo attraverso resoconti di viaggio e brani musicali dall’Europa del Sud del XIII° e XIV° Secolo, in una ideale direzione da Occidente ad Oriente e oltre, verso paesi immaginari e leggendari dove tra fantasia e realtà oggettiva esiste un ponte fatto di parabole morali e simbolismo magico-religioso.

L’umanità ha come vocazione principale il cammino: spostarsi per trovare condizioni diverse di vita ma anche per l' umanissima esigenza di migliorarsi, di tendere all’Utopia, la inestinguibile sete di conoscenza che ci assale nel deserto del già noto.

Vediamo così, come a migranti e camminanti di ogni tempo non sono mai bastati orde di assassini o eserciti, mari burrascosi e muri più o meno invalicabili a fermarne il viaggio. Le similitudini e le associazioni d'immagini, tra la nostra complessa e spesso tragica contemporaneità e un
medio evo in cammino, sorgono inevitabili in una ideale migrazione attraverso tempi lontani.

La musica è intessuta sul silenzio, che chiede un tempo altro da quello quotidiano per generare quella sospensione necessaria a creare un legame con l’ascoltatore, portandolo con gentilezza ad immergersi in un caleidoscopio sonoro e musicale esplosivo e pieno di vita.

Musiche e diari di viaggio dall'Età di Mezzo

ascolti


Polorum regina


Zi' Monaciello


partners


teatrisospesi

associazione culturale, compagnia di teatro e danza contemporanea

Femminile Palestinese

Festival

Rupa Rupa records

label

DuoDanza

Scuola di danza classica, moderna, contemporanea

Eventi


  •  12/09/2020 21:21
  •   San Giorgio a Cremano, NA, Italia

Il Festival Ethnos e La Bazzarra, in collaborazione con il Comune di San Giorgio a Cremano (NA) e il sostegno di Città Metropolitana di Napoli, presentano il concorso ‘Ethnos Gener/Azioni’, dedicato agli artisti under 35. ‘Gener/Azioni’ offre l’opportunità di esibirsi su un palco prestigioso e riconosciuto come quello della XXV edizione del festival Ethnos, a giovani artisti, gruppi e compagnie che legano la propria creatività e i loro progetti a tematiche improntate o sul dialogo tra le culture, sulla sperimentazione e sulla contaminazione, oppure su lavori artistici che rileggono in chiave contemporanea ed originale il mondo delle tradizioni popolari. Il contest offre la possibilità di vincere anche un premio di €500,00 per promuovere la propria attività artistica. A differenza della passata edizione, quest’anno il contest ha ampliato il suo raggio d’azione presentando ben 5 categorie: oltre alla musica il concorso si estende, infatti, anche al teatro, al cinema, alla danza e all’arte visiva. Un’apposita commissione formata dal direttore artistico del festival, Gigi Di Luca, da giornalisti ed esperti di settore, ha visionato il materiale pervenuto ed ha selezionato 4 proposte per la sezione di musica, 3 proposte per le sezioni di teatro, danza e cinema, 1 vincitore per la sezione di arte visiva. ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria Prenota qui il tuo posto: https://lnkfi.re/12Settembre

Ulteriori informazioni
  • 11
  •  17/07/2020 21:00
  •   teatro augusteo, salerno

Torniamo a suonare in teatro e a incontrare il pubblico, questa volta nell'ambito della Estate Salernitana, promossa dal Comune di Salerno. Presenteremo il nostro album in uscita (potrete trovare il cd in tiratura limitata e qualche gadget) oltre a nuovo materiale nato di recente, nella cornice del Teatro Augusteo. I posti sono limitati, secondo le direttive per l'emergenza Covid e sarà necessario acquistare i biglietti on-line. ---- in collaborazione con: Comune di Salerno - - Assessorato alla Cultura - - Associazione culturale teatrisospesi -laboratorio permanente su teatro e arti sceniche - - rupa rupa records -

Ulteriori informazioni

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