orlando


"Everything escapes in the world, vain and subtle,
Where the most authentic force is lax
And the giants are dwarves who don't know how to love"


Ariosto's Orlando Furioso is the poem of crisis, the collapse of constructs and the tense research for an idol to possess: may it be a horse, an armour, a woman, however something defined that defines us.
The action of the text is opened by a subversion act: a woman put up for grabs,
runs away breaking the balance of an entire society and of those who live there, but the loss of balance can lead to a step forward or break in a collapse.
It is on this game of balance and fate that the scenic action develops. Loss and recovery, crisis and rebirth, literature and experience, past and present are explored and animated by sounds and bodies that give shape, dimension and consistency to space: not the castle of Atlante, but a house in the woods. A thread leads us through this dimension, holding the head of this thread is a woman who won't be able to escape from dealing with the silent but never passive presence of Chance.

The play, curated by the choreographer Serena Bergamasco of the teatrisospesi company, involves us with the creation of
the original music and the soundscape performed live, conceived as an organic part with the choreography, the words and the scene.



"Tutto sfugge nel mondo, vano e sottile,
Dove la forza più autentica è lassa
E i giganti sono nani che non sanno amare"


L’Orlando Furioso di Ariosto è il poema della crisi, del crollo dei costrutti e della ricerca affannata di un idolo da possedere: sia esso un cavallo, un’armatura, una donna, comunque un qualcosa di definito che ci definisca. Ad aprire l’azione del testo è un atto di sovversione: una donna, messa al palio, fugge rompendo gli equilibri di un’intera società e di chi la abita, ma la perdita dell’equilibrio può condurre ad un passo in avanti o a infrangersi in un crollo.
È su questo gioco di equilibrio e di fatalità che si sviluppa l’azione scenica. La perdita e il recupero, la crisi e la rinascita, la letteratura e il vissuto, il passato e il presente sono esplorati e animati da suoni e da corpi che danno forma, dimensione, consistenza allo spazio: non il castello di Atlante, ma una casa nel bosco. Un filo ci conduce attraverso questa dimensione, a reggere il capo di questo filo c’è una donna che non potrà sottrarsi dal fare i conti con la presenza silenziosa, ma mai passiva del Caso.

Lo spettacolo, a cura della coreografa Serena Bergamasco della compagnia teatrisospesi, ci coinvolge con la creazione delle musiche originali e del paesaggio sonoro eseguiti dal vivo, concepiti come parte organica con la coreografia, le parole, la scena.

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