"TROTULA" un album in crowfunding


"TROTULA" un album in crowfunding
intervista integrale a cura di Luca Visconti per il Mattino.
 17 APRILE 2019


Facciamo un pò di storia della band…
Hartmann nasce 3 anni fa dall'incontro casuale sul palco tra me, Carlo Roselli, e Daniele Apicella. È nata subito una ottima intesa e abbiamo deciso di continuare, non avendo ben chiaro cosa ne sarebbe uscito fuori… del resto se l'avessimo saputo avremmo perso lo sfizio, no? Si è aggiunta Orsola Leone alla voce e dopo un annetto circa Renata Frana alla dilruba. Abbiamo sviluppato un repertorio medievale che ci è stato utilissimo nel cercare un nostro suono e un approccio personale alla composizione. E' nato così “musiche e diari di viaggio dall'Età di Mezzo”, il nostro primo concerto/spettacolo che abbiamo portato un po' ovunque in Campania. Ora viviamo un intenso momento di trasformazione che, in fondo, sta rinforzando il gruppo e si è aggiunta la bella voce di Alberto Ferraro, carissimo amico e teatrante straordinario. Con la sua voce i nuovi brani hanno preso una dimensione inaspettata e profonda. Meravigliarsi è bellissimo!

Adesso c'è "Trotula", un lavoro che, già nel titolo, si ispira alla tradizione del territorio?
Sicuramente, ma in ottica non “localistica”. Per cominciare il titolo è un omaggio ad un maestro fondamentale per la nostra crescita artistica ed umana: Antonio Petti, disegnatore e autore centrale e punto di riferimento per molti giovani artisti a Salerno ma non solo. “Trotula” è un suo testo ispirato alla grande medichessa salernitana che stiamo per mettere in scena (un'anteprima l'abbiamo data qualche settimana fa). Poi si, è un titolo che ci tiene ancora un po' vicini a quel medio evo che ci ha cullato per i primi tre anni del nostro percorso ma sopratutto è simbolo di una cultura aperta e illuminata nella quale fiorì la Scuola Medica Salernitana. Salernum era il luogo in cui persone da tutto il mondo venivano per studiare e per curarsi, ancora oggi un luogo dove la diversità può essere fonte di conoscenza e ricchezza; in più Trotula è donna, protagonista di grandi cambiamenti, e tutto questo ci è di grande ispirazione, quasi una indicazione da dover perseguire non solo nel nostro lavoro.

Parliamo delle influenze musicali e liriche…
Sono molto varie… amiamo molto la musica di Ross Daly, Kelly Thoma e di molti artisti e (alcuni nostri) Maestri che gravitano intorno alla galassia che è il Labyrinth Music workshop di Creta (da due anni anche in Italia). Ci piacciono i Fugazi, i Madball, Bradipos Four, Amjad Alì Khan, Miles Davis, Berio, Pergolesi… in un qualche modo credo che tutto riesca a passare. Nei testi dell'album vi si riflettono di sicuro i nostri riferimenti teatrali. “La tenta”, ad esempio, è direttamente preso dal Pentamerone di G.B. Basile, altre sono filastrocche della nostra tradizione oppure in italiano da frammenti di miei spettacoli teatrali, che parlano di navigazione, follia, ipocrisia, fortuna, amore… la lingua usata è comunque sempre legata alla necessità poetica e narrativa, il che restituisce una certa organicità al calderone sobbolente delle nostre influenze.
Perché la scelta di musicraiser?
Ci è sembrata la piattaforma più giusta per avvicinarci, da musicisti, al mondo del crowfunding. Ci piace l'idea della collaborazione tra pubblico e artisti: è un buon modo, tra molti altri, di lasciar decidere al pubblico se e quanto un progetto possa valere, può innescare discussioni critiche sulla tua musica e sul lavoro che fai per renderla fruibile e questo non può fare altro che renderci più consapevoli. In fondo raccogliere contributi economici non è un lavoro direttamente connesso allo studio della musica, al suonare “in sé” e affrontare questa cosa insieme ai fan e agli amici, con una piattaforma come musicraiser non può fare altro che farci crescere.

Sabato si celebrerà il record store day, che ne pensi di questo ritorno del vintage?
Non credo sia un ritorno del vintage… magari va bene dire così da noi, in Italia, per promuovere meglio il vinile, il “vintage” tira, no? In altri paesi il vinile non è mai tramontato. Si sono semplicemente aggiunti altri modi di fruizione della musica, a ognuno il suo. In effetti per ascoltare un album non è neanche più necessario un supporto. Noi abbiamo scelto di produrre un vinile perché ci piace la forma, il peso, la dimensione dell'ascolto in un buon impianto analogico valvolare, il fatto che possa entrare preciso preciso dentro un contenitore della pizza, come ci ha mostrato il nostro amico e producer Gabriele Loria, è un discreto vassoio, è un buon freesbee… fatelo col CD se vi riesce! Abbiamo pensato anche al download, ma solo per chi sosterrà il progetto! In ogni caso, ascoltare la musica dal vivo resta sempre e comunque il modo migliore.

Quali sono le tue altre passioni e quelle del resto della band?
Sono nel teatro da una ventina d'anni, prima come attore/musicista ora per lo più mi occupo di formazione, regia e scrittura con la compagnia che ho fondato insieme a mia moglie. Renata, oltre a suonare uno strumento raro anche in India, è laureata in fisica ed è un'artista visiva straordinaria infatti è l'autrice della copertina (che stamperà a mano lei stessa, una copia alla volta!). Orsola invece è dedita allo studio del canto, è diplomata in conservatorio e vive in Austria... credo che ora sia alle prese col tedesco. Daniele è l'altro musicista “puro” della banda, anche lui diplomato al conservatorio, ha moltissimi progetti, tutti diversi, che porta avanti con serietà e passione. Alberto è un abile mascheraio ed è un formatore teatrale con una grandissima esperienza, abilissimo attore di commedia dell'arte e tante altre cose… insomma non ci si annoia.

Spesso di parla si salerno come città difficile per suonare dal vivo, che ne pensi?
Si, è difficile e no, non lo è. Dipende da molte cose, ma la prima che penso è che a Salerno non ci sono molte possibilità. Di sicuro non ci sono le possibilità di una decina d'anni fa, forse di più. Per i locali è complicato: per ragioni di spazi, spese… ma non ci sono solo i locali (che spesso cercano juke-box e Pr, non musicisti) e bisogna anche crearsele le occasioni. Noi, un po' in bilico tra musica e teatro, e con un repertorio “inusuale”, siamo riusciti a suonare in teatri, chiese antiche, club, case, in qualche locale con i giusti ambienti e un’attitudine al fare arte condivisa… abbiamo però dato anche concerti benefit (per una famiglia di rifugiati siriani, per la casa delle donne autogestita…) in posti ancora meno “canonici”... forse il posto più bello, fu una chiesa sconsacrata persa nell'agro nocerino, tra galline, contadini appena tornati dalla terra, bambini e un presepe. Nessuno aveva mai visto strumenti come i nostri e ascoltato quel tipo di musica. C'era un ascolto straordinario ed è stata una bella esperienza. Bisogna rischiare un po'...